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La cosa più difficile è imbattermi in un nuovo gruppo, un nuovo genere musicale, stupirmi per quanto le note, perfette, si uniscano le une alle altre creando stati d’animo così ben definiti e pensare in automatico: “questa la devo mandare a lui! Questa deve proprio ascoltarla!”. E poi… e poi fermarmi, restare con le dita sospese sulla tastiera, realizzare di colpo che non è possibile, che sono fuori dalla sua vita e… e io per un attimo l’avevo scordato. Guarda te che cose strane che succedono. L’avevo proprio scordato. In effetti non ci si sente neanche per gli auguri al compleanno, usare come pretesto una canzone non si può, certo. Eppure a me basterebbe un rapporto basato solo sulla musica, un rapporto in cui non ci sono obblighi o doveri, o rischi di alcun tipo, in cui ci si sente solo quando c’è qualcosa di nuovo da condividere. “Conosci questo qui? È inglese, considerata la tua passione per quasi tutto ciò che è britannico ho pensato che potesse piacerti. Te lo consiglio.” – “No, non lo conoscevo. Niente male. Grazie! Tu invece ascolta ‘sti danesi, spaccano. Ah, comunque buon Natale. Ciao.”
A me basterebbe.
C’è un’enorme, inspiegabile tenerezza nascosta sotto le coltri di giusto risentimento, e si esplicita quando, appunto, dimentico di avercela con lui, quando mi eccito come una bambina in un negozio di caramelle davanti alle cose che so bene che abbiamo in comune, quando mi commuovo. È tenerezza, credo, perché mi viene subito voglia di condividere quelle cose con lui, fregandomene di quanto sia stronzo, del fatto che non se lo meriti, perché l’arte è più importante delle beghe tra i mortali e mi dispiace tanto non poterlo fare.
Io lo so che non mi ha mai amata, ok? Lo so, me ne sono fatta una ragione. Non mi sognerei mai di pretendere le cose che ha il diritto di pretendere solo una fidanzata. A me semplicemente piacciono i rapporti dove c’è scambio, non necessariamente di fluidi corporei, che detto così è anche un po’ rivoltante. In parole povere: non voglio andare a letto con lui, né a cena dai suoi, non voglio che mi faccia il regalo al compleanno o che si senta in dovere di tenermi aggiornata sui suoi spostamenti quotidiani. Non voglio che mi racconti tutto della sua giornata, non mi interessa, voglio solo poter parlare di musica come una volta e, già che ci sono, chiedergli come procede l’università, giusto per essere cortese ma se non me lo vuole dire va bene lo stesso. Mi piaceva ascoltarlo mentre osannava questo o quel musicista jazz, mi divertiva vederlo cadere dalle nuvole appena attaccavo a parlare della scena synth-pop tedesca anni 70. Mi manca sentirlo strimpellare qualche nota a caso sulla sua chitarra, ho adorato quando si è fidato di me e ha ascoltato i Sigur Rós e poi, senza che gli dicessi nulla, ha preso a farsi una cultura lampo sull’Islanda e ha detto “potrei viverci in un posto così!” e insieme abbiamo fantasticato su un improbabile e meraviglioso viaggio tra i ghiacci e le rocce. Insomma, tutto questo era semplice e per qualcuno superfluo, ma per me era proprio bello e, sarò patetica, tornarci mi basterebbe davvero. È che trovo assurdo esserci persi del tutto, lo trovo pazzesco. Pazzesco nel vero senso della parola: è da pazzi, da malati di mente! Ho capito, non saremo mai due piccioncini e non figlieremo creature dalle guance rubiconde, francamente mi sta pure bene così, ma questo non significa che non sia rimasto niente di importante da recuperare o che non valga la pena vedersi più. E invece mi pare di capire che per lui sia così. Per la serie Non sei la mia ragazza? Non sei nessuno, sparisci e io non me ne capacito. Le cose quasi mai sono o bianche o nere, possibile che per noi non esista una via di mezzo? Anche a lui piaceva parlare di musica con la sottoscritta, non è che me lo sono inventato. Io lo so che quando ascolta Hoppípolla non può evitare di pensare a me, forse può evitare di ascoltare Hoppípolla e forse lo fa, ma se gli capita di ascoltarla per caso, magari in uno spot alla tv, gli torno in mente subito, è inevitabile. E vuoi che non gli venga pure voglia di sapere come sta quella pazza esaltata che è nata a Napoli e non conosce le canzoni della tradizione napoletana? Vuoi che non gli venga voglia di chiedermi che roba assurda sto ascoltando al momento, quale gruppo di nicchia con 8 fans di cui 6 parenti mi sta azzeccando il cervello? Certo che gli viene voglia, e allora perché non mi chiama e non me lo chiede?
È uno spreco, uno spreco grosso come una casa.

On Air: I notturni di Chopin

(Che, per inciso, non è che voglio fa’ la maestrina, ma con l’attuale squinzia se li sogna.  -_-  Ho detto.)
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Accadono tante cose in un anno, mentre il bene si trasforma in odio e l’attrazione in repulsione. Accade che mio padre, dopo quasi trent’anni di onorata carriera, venga messo di fronte a una scelta: o il trasferimento in Puglia o la cassa integrazione. E così accade che parta, che vada a lavorare manco a farlo apposta proprio nei pressi dell’Ilva, ci resti un mese e poi gli dicano “sai che c’è? Non è mica sicuro che sei salvo. Noi comunque non l’abbiamo mai detto. Ad ogni modo, adesso te ne vai nel Lazio”. Ma accade pure che omettano che nel Lazio i vecchi dipendenti non ce lo vogliono il napoletano che prende il posto di quell’altro e allora vai di malumore e ostilità, un accenno di quella guerra tra poveri di cui si parla troppo poco in tv e in cui non osi dar torto a nessuno, a prescindere dalla parentela. Per fortuna è notizia recente che lo spettro della cassa integrazione è ufficialmente sparito, almeno per il prossimo futuro. Respiro di sollievo, ma mio padre continua a far su e giù per l’Italia e non so dove trovi ancora la forza.
In un anno, poi, accade che mio nonno venga operato al cuore dopo due attacchi e che rimanga sotto i ferri per qualcosa come sette ore o forse più per un triplice bypass. E che nonostante tutto la cosa più difficile sia gestire mia nonna, malata di alzheimer, che piange e non capisce perché suo marito non c’è; o meglio, che lo capisce ma lo dimentica subito dopo. Una domenica, mentre gli altri guardavano la partita, ci ho parlato per un paio d’ore, tentando di distrarla e cambiando argomento. Non sempre ci sono riuscita ma nei rari momenti in cui mi assecondava è stato anche piacevole, sembrava persino lucida, forte e grintosa come la nonna che conoscevo anni fa. La sue amiche la chiamavano ‘a carabbiniera, era uno spasso. Oggi è solo l’ombra della donna che è stata in passato e osservarla mi spaventa. Quando il nonno è tornato a casa dall’ospedale siamo andati a trovarlo. Lei mi ha abbracciato e mi ha detto che vuole bene a tutti i suoi nipoti ma a me un po’ di più. Mi ha fatto sorridere di tenerezza ma non so neppure se sapesse che stava parlando proprio con me. Comunque, io ci chiacchiero volentieri, peccato che due minuti dopo aver espresso un pensiero lei non ricordi già più niente. Spaventoso è dir poco, mi mette i brividi.
Il mio migliore amico si è trasferito in Germania e ci resterà cinque anni come minimo. Io mi guardo allo specchio e penso “e tu che cazzo ci fai ancora qui?! Prendi un fottuto aereo e raggiungilo, o va’ in qualsiasi altro posto ma parti! Che cosa stai aspettando?!”. Sento i muscoli delle gambe che scalpitano, visualizzo le valigie, però poi resto sempre qui.
Poi che altro accade in un anno? Roba di poco conto.
Hanno tentato per ben due volte di rubarmi la password di Gravatar. Non so chi sia, uno sfigato che alle 4 di notte – o del mattino, dipende dai punti di vista – invece di ubriacarsi in giro con gli amici o dormire (che è sempre un’ottima alternativa) ha pensato bene di mettersi al computer e cercare di violare un account. Il mio. Che poi io dico, Gravatar? Davvero? Non Hotmail, WordPress o, che ne so, Twitter? Sul serio c’è qualcuno a cui interessa fottersi la password di Gravatar? Ce li ho avuti altri stalker in passato (tre, per la precisione) ma devo ammettere che erano un passo avanti. Se non altro erano più pratici e infastidivano in maniera più decisa.
By the way, questo è il mio periodo post punk/gothic rock. Però vi prego di non fare confusione e di non associarmi a quei poveracci pittati di nero. Io non sono una volgare emo, io ascolto i Bauhaus e i Joy Division, non i My Chemical Romance. Come dire che c’è modo e modo di essere depressi e francamente la sottoscritta ha stile pure nell’abulia.
Insomma, al di là di ciò che ho scritto o non scritto qui, lo sapete tutti, in un anno ne succedono di cose. Ma chissà perché non sono mai quelle che vorrei. Credo di meritare un po’ di fortuna, dopo aver tanto pianto. O forse no. Forse proprio perché ho pianto tanto non merito nulla; se avessi ruggito e preso a calci in faccia la vita, allora sì che meriterei qualcosa e sarebbe mio diritto pretenderla.
Lo so che ora sembro la volgare emo di cui sopra, ma non sapevo scriverla meglio di così. Chi passa di qui da un po’ ci è abituato, a tutti gli altri chiedo scusa. Confesso di sentirmi intimorita nel tornare da queste parti, come se non riconoscessi più casa mia. Boh.

[Che conclusione del piffero. “Boh” …ma si può? ……Boh.]

  

On air: Bauhaus, “Hollow Hills”  [1981]

(Sugl’ultimi 40 secondi ci posso pure salutare il mondo. *___* )

 


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Grazie.

“Dlin Dlon. Comunicazione interna.”

Questo è un post improvviso, assolutamente istintivo. E infatti lo noterete, ché se mi ci mettevo con un po’ più d’impegno veniva meglio ma chissenefrega. Non voglio buttarla sul sentimentalismo, mi è semplicemente venuta tanta voglia di ringraziarvi per ciò che rappresentate e quindi ho detto lo devo fa’.
Questo blog – lo dico spesso – è il mio angolo di verità, il mio piccolo posto speciale. Non perché nella vita reale io non sia me stessa, anzi, sono sostanzialmente uguale a come appaio qui. L’unica differenza è che spesso non ho né le occasioni né il tempo materiale di esprimermi, mentre qui ce l’ho, ho tutto il tempo che voglio, infinite pagine bianche che aspettano solo di essere riempite con le mie baggianate; e non è mai stato importante se a leggerle fossero in duemila o in due o nessuno, anche il solo fatto di scriverle e affidarle a una specie di immenso oceano virtuale mi ha sempre fatto sentire libera e questo mi piace, è terapeutico. Il resto è venuto dopo e non dico mi sia dispiaciuto, affatto.
È successo che col tempo qualcuno è passato di qui e si è soffermato su qualche pensiero, e leggendo un po’ questo e un po’ quello ha deciso che tutto sommato ci stava bene e che sarebbe tornato. È bello, no? Sapere che da qualche parte in Italia ci sono persone che non ho mai visto ma che si sono affezionate a me tanto da arrivare a considerarmi un’amica, che quando sono giù, ma proprio tanto giù, hanno sempre una parola gentile per lenire il mio cuore malandato, che a volte mi capiscono meglio di quanto fanno quelli che vedo tutti i giorni. Sì, per me è bello. Sapete, io non ho maschere e qui meno che mai, ho solo la mia faccia smunta e curiosa, e apprezzo tanto che ci sia qualcuno a cui piace, pure quando è scura.
Niente, solo questo. Volevo solo ringraziarvi perché vi soffermate e perché tornate. E mi riferisco a chi mi scrive sempre due righe, a chi mi manifesta la sua preziosa solidarietà, a chi mi fa gli auguri a Natale, ma anche a chi legge e basta, silenzioso, e non lascia traccia. Tipo l’amico che sta in Danimarca, che se ogni tanto si facesse vivo non sarebbe affatto un male ma pure se non lo fa non importa, non ce l’ho con lui, chissà quante cose ha da fare, sta in Danimarca! Porca miseria, come lo invidio! Ehi, Anto’: ti invidio!
Va be’, dai. Questo è tutto ciò che avevo da dire: Grazie. E mò l’ho detto, perciò vado. Cccciaobbbèlli!!

“Dlin Dlon.”

          

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Conto alla rovescia!

Ed eccoci qui, catapultati nel 2012… L’ultimo anno che ci resta da vivere, almeno stando a quello che dice Voyager. So che siete un branco di scettici senzaddio ma riflettete: nel caso in cui i Maya c’avessero azzeccato avremmo ben poco tempo a nostra disposizione. Per questo, nei prossimi mesi, provate a vivere davvero. E non rispondete che già lo fate: siamo esseri umani, tendiamo a sprecare la maggior parte delle buone occasioni che ci capitano, perché abbiamo da fare, perché abbiamo paura. Io in questo sono un’esperta ma voglio provare a invertire la tendenza e voglio dare qualche consiglio a me stessa e anche a voi, pure se non l’avete richiesto.
Se avete sempre desiderato andare a Londra o a Berlino o a Tokyo, smettete di rimandare con la scusa dei troppi impegni e dei pochi soldi, un buco nel calendario e qualche volo low cost si trovano sempre. Se il vostro sogno era calcare i palcoscenici di Broadway e vi siete resi conto che era piuttosto improbabile, non perdetevi d’animo! Mettete su uno spettacolo con i vostri amici e recitate e cantate in piazza, in modo che tutti possano sentirvi, prendetevi gli applausi degli sconosciuti e assaporate l’effetto che fa prima che la polizia venga a controllarvi i documenti e vi segnali alla neuro. Se desiderate imparare a fare i soufflé iscrivetevi a un corso di cucina o, in alternativa, provateci da soli. Che cavolo, ho capito che è complicato ma in un anno ce la potete fare!
Se non avete mai avuto il coraggio di dichiarare i vostri sentimenti a una persona speciale, non continuate a censurarvi. Al peggio vi rifiuterà e ci resterete male, ma c’è di buono che non durerà tanto. E ancora, se sentite di dovervi far perdonare da chi avete ferito, non raccontatevi che è successo tanto tempo fa, che il momento è passato, che non è più necessario. Chi ha sofferto merita una spiegazione, anche anni dopo, e le scuse, quando sono sincere, fanno bene a chi le fa e a chi le riceve.
Chiudete i conti in sospeso, sfogate le vostre manie, realizzate i vostri sogni (almeno quelli più realizzabili), assecondate l’istinto e mandate a farsi benedire la razionalità almeno una volta al mese, finite il romanzo che avete cominciato tre anni fa, toglietevi gli sfizi e i sassolini dalle scarpe. Cogliete ogni occasione possibile per ballare e fregatevene se non siete proprio agili e snelli. Guardate meno reality e uscite di più a camminare e, se proprio volete restarvene comodi e al caldo davanti alla tv, guardate un film d’autore, di quelli che arricchiscono l’anima e vi lasciano qualcosa. Leggete almeno un ultimo libro e se non ci siete abituati e non ne avete voglia non fa niente, non siete obbligati, ma utilizzate quel tempo per parlare con chi vi sta vicino e probabilmente non vi conosce bene. Imparate a suonare uno strumento e se proprio non fa per voi ascoltate qualcun altro suonare dal vivo. Dal vivo, vi raccomando. E guardatelo negli occhi mentre suona; io l’ho fatto e mi è piaciuto tantissimo perché ho visto tanta bellezza.
Insomma, qualsiasi cosa abbiate voglia di fare, basta scuse, fatela. Alla faccia di chi ha paura. E affrettatevi, vi restano solo 352 giorni! Che se pure non fossero gli ultimi ci avreste guadagnato in felicità e potreste accogliere il 2013 con tanti sorrisi e tanta esperienza in più.
Buon anno a tutti.

     

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Non è un post natalizio.

Le donne non si aiutano tra loro. La fidanzata cornuta scopre il tradimento del suo zuccherino e se la prende con l’amante. Porca miseria, è stupido! È per questo che non governiamo ancora il mondo, nonostante la Scienza dica che siamo superiori sotto moltissimi aspetti: perché non abbiamo ancora capito come essere solidali tra noi. E nel frattempo gli uomini distruggono tutto e restano impuniti.
Quanto li invidio! >___<  Gli uomini fanno gruppo, si spalleggiano e si coprono a vicenda e finisce che hanno sempre la meglio. Svegliamoci, cazzo! Dovremmo avere noi tutto il potere! Dovremmo farli correre a piedi nudi sui cocci di vetro!
Io, poi, degli uomini non ne posso più. Ne ho fin sopra i capelli della loro ipocrisia e della loro fortuna sfacciata. Vivono seguendo l’amico lì in basso e sono sempre felici. Mentono, tradiscono ed è tutto più che normale.
E invece no che non è normale, cribbio! Non è normale manco per niente!!
Tu assisti basita alle loro nefandezze e per placare il tuo cervellino perbenista ti ripeti che prima o poi avranno ciò che si meritano ma aspetti, aspetti e non succede niente. Il problema è che la giustizia divina non esiste, il karma è troppo lento… Se ti fai giustizia da sola rischi una querela per stalking e allora non ti resta che rassegnarti. Però vorresti tanto urlare “ehi, lurido maiale! Cosa si prova a fottere gli altri e restare sempre in piedi? Lo sai che i cinesi dicono che l’unica vera libertà è la verità e l’unica vera schiavitù è la menzogna? Eh, lo sai? Lo sai che prima o poi tocca pure a te, maledetto bastardo?!”
Ma non è così. Cioè, il detto cinese è bello e forse è vero che chi mente resta incatenato a qualcosa di oscuro da qualche parte dentro di sé… Però non basta! Cioè, materialmente cos’è cambiato? Io non ho mai visto uno di questi schifosi figli di puttana con la faccia nel fango, allontanati da tutti e derisi come meriterebbero.
Quando sei piccola ti insegnano che se ti comporti male poi ti becchi le conseguenze, a casa i tuoi ti chiariscono il significato di punizione, al catechismo ci vanno giù pesante con un nuovo e pittoresco deterrente: l’inferno. O_O
Ma poi cresci e vedi gli opportunisti andare avanti e tu, che c’hai sempre il solito cervellino perbenista, resti indietro a leccarti le ferite mentre un’altra donna ancora più debole di te si mostra ben felice di farsi rovinare la vita dal mostro che ha accanto e che non riesce a vedere nemmeno dopo che gli hai tolto la maschera, bella mia, ma tienitelo pure! Peggio per te! …E allora bisogna che ti rassegni alla dura realtà della vita: non è sempre vero che chi sbaglia paga; spesso riesce benissimo a farla franca.
Questo genera parecchio sconforto… Poi dice che uno è misantropo.
Dov’è finita la bellezza del genere umano, quel calore che ci invidiano gli extraterrestri nei film di fantascienza? “Sì, noi non abbiamo più guerre, abbiamo sconfitto la piaga sociale della cellulite, quando sudiamo la nostra pelle secerne polvere d’oro, ma daremmo tutto questo e altro ancora per un po’ di umanità, solo per provare cosa vuol dire amore!”
[ ………… O__o couf, couf… ]
L’umanità, capito? Quella che dovrebbe impedirci di farci del male l’un l’altro, quella che dovrebbe trapelare dagl’occhi e renderci tutti belli e splendenti! Dov’è diavolo è? O meglio, so che c’è, so che è ovunque ma ne vedo così poca e invece vorrei esserne sommersa. Cioè, sopravvivo anche senza, ma vorrei godermelo di più questo breve passaggio tra i mortali prima di reincarnarmi in un ciottolo o, com’è più probabile, che la mia essenza svanisca nel nulla insieme al mio ultimo respiro.
Va be’, comunque buon Natale.

 

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