[ Hidden ]

Oh, je voudrais tant que tu te souviennes
Des jours heureux où nous étions amis
Dans ce temps là, la vie était plus belle
Et le soleil plus brûlant qu’aujourd’hui.

Les feuilles mortes se ramassent à la pelle
Tu vois, je n’ai pas oublié
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi.

Et le vent du nord les emporte
Dans la nuit froide de l’oubli
Tu vois, je n’ai pas oublié
La chanson que tu me chantais.

C’est une chanson qui nous ressemble,
Toi tu m’aimais et je t’aimais.
Nous vivions tous les deux ensemble
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.

Mais la vie sépare ceux qui s’aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit.
Et la mer efface sur le sable
Les pas des amants désunis.

         

Les Feuilles mortes (Jacques Prévert)

 

    

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Untitled #1

A volte i miei occhi sono enormi e il mondo vi passa attraverso come un coltello nel burro, ma è una brutalità che non fa male e mi fa sentire al contempo infinitamente piccola e infinitamente grande.

                   

On Air: Sigur Rós – Untitled #3 (Samskeyti)

           

          

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Una giornata tipo a casa mia

Odio odio odio odio odio intolleranza odio odio odio. Odio odio odio odio odio odio noncuranza, odio odio odio odio. Odio, odio odio odio superficialità; odio odio odio odio odio. Odio odio odio odio odio odio odio odio:

<<Odio! Odio odio odio menefreghismo!>>

Odio odio odio odio, egoismo odio odio odio:

<<Odio… Odio odio odio….>>

Odio odio odio odio odio, frustrazione odio odio. Odio odio odio:

<<Odio odio cattiveria odio! Odio!>>

<<Odio-odio-odio-o-d-i-o!>>

<<Odio odio odio odio.>>

Tristezza odio odio, odio odio odio odio odio. Odio odio odio odio odio odio silenzio.

 

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27 anni e non sentirli.

Il tempo scorre inesorabile, per tutti e quindi anche per me. Me ne accorgo in giorni come questo, quando sono costretta a farmi entrare in testa che da oggi in poi, se mi chiedono quanti anni ho, devo dire 27 mentre fino a ieri mi aggrappavo a quel 26 che comunque già mi stava sulle palle perché mi aveva privato del 25. Il tempo scorre, lo so, ma nella bolla in cui esisto non c’è necessità di attaccarmi sulla fronte un numero, tanto non mi serve.
In questa bolla io sono rimasta la sprovveduta ventenne che ero, non ho fatto neanche un passo in avanti e ci sono giorni in cui non ho nemmeno intenzione di farlo ché tanto è una fatica inutile, ma questo resti tra me e voi, perché me ne vergogno.
Io odio la mia bolla, ma odio ancor di più quando gli altri irrompono dal mondo fuori e me lo sbattono in faccia e mi costringono a realizzare che il tempo scorre, con quei sorrisi, quelle fronti corrugate, quegli sguardi severi e un po’ pietosi. Che vogliono da me? Credono che io non lo sappia? Certo che lo so, ma talvolta cerco di dimenticarlo, perché è più facile. Me ne vogliono fare una colpa? Mi volete giudicare per questo? Giudicate pure, ma non ci potete fare niente. Ognuno spreca i suoi giorni come gli pare e io li spreco così, in una nebbia grigia e densa che quando il sole si insinua mi fa pure male agl’occhi e lo caccio via. In una perenne, rassicurante foschia che mi succhia il sangue col mio permesso, mentre una nana con la testa a palla vive la mia vita e assapora la felicità che non ho avuto il coraggio di pretendere quando ero ancora in tempo. Il tempo… Vaffanculo il tempo! Quando scorre, quando vola via, quando di notte le lancette si fermano proprio nell’istante in cui mi sveglio e allora mi sembra di impazzire; mi rigiro in un letto che brucia e ho voglia di urlare perché i pensieri si affollano e il sonno non corre a mettermi in salvo. Dove cazzo va? Si nasconde tra le pieghe del mio cuscino e io lo inseguo dimenandomi ma non lo raggiungo, finché spunta l’alba e mi arrendo, con tanta rabbia nel cuore. E l’alba è esattamente come il 23 marzo, e la notte insonne è esattamente come l’intero anno che lo precede, adesso che ci penso. Affanno e rabbia, impotenza e rassegnazione. Il 23 marzo è come quell’orribile alba che compare inflessibile e non mi concede altro tempo. Il tempo… Vaffanculo il tempo.

 


On Air:
Oceansize, Meredith

 

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Che delusione… Il 21 dicembre è passato e siamo ancora tutti qui. Non un meteorite, un’eruzione vulcanica o, che so, uno tsunamino! Neanche una più blanda invasione di cavallette… Di tutte le previsioni se ne fosse avverata una! Tanta speranza così crudelmente disattesa, è tutto uguale a prima, non è cambiato niente. Che barba, che noia. Adesso mi tocca il Natale! D’OH!! >___<  Maledizione, speravo che quello dell’anno scorso fosse l’ultimo, invece me ne devo sorbire un altro… e poi un altro, e poi un altro ancora, per chissà quanto tempo(oooooOOOOOOAAAARGH!)
Vabbè, vorrà dire che ripiegherò sulla droga. Che poi il termine droga fa tanto anni ’90… [Rabbrividisco] Sai quando si diceva “Hai preso la droga?”, “Ti sei fatto una dose di droga?”… Auhauhauha! Mi fa un sacco ridere! Suona così poco specifico, così democristiano! Ok, non so com’è successo ma adesso mi sono incapata con il termine droga, quindi ho deciso che lo riporterò in auge. Se Gigi D’Alessio è riuscito a resuscitare un’espressione così vetusta e trash come che sballo! posso riuscirci anch’io. Che forse Gigi D’Alessio è meglio di me? Non scherziamo proprio.
Ommioddio! O_____O  M’è appena tornato in mente che, non essendo arrivata la fine del mondo, adesso ci tocca pure la campagna elettorale!! Occazzo… Saremo costretti ad assumere un’altra dose massiccia di Berlusconi, che quasi quasi è meglio un’overdose di droga! Non so se me la sento, anzi, credo che soccomberò. Oh, comunque se dopo tutto quello che è successo in questo triste ventennio salisse di nuovo Berlusconi, avremmo pure scampato la fine del mondo ma non la distruzione totale della nostra credibilità. Poi dopo allo straniero maleducato che prenderà per culo l’Italia su internet o per strada io darò sempre ragione, sappiatelo. A tutto c’è un limite.
Va be’, cari, sul loop a dir poco fatale di Playboy (Hot Chip) giungo al momento in cui apro il mio cuoricino malato e vi faccio i miei migliori auguri. Ma non a tutti, solo a chi mi sta simpatico (e chi mi sta simpatico lo sa). Ci mancherebbe pure che mi metta a dispensare i miei preziosi auguri a chi mi sta sulle palle. Non siamo mica ad Amici, che dobbiamo annullare le nostre personalità per ingraziarci la De Filippi? Qui non c’è nessun televoto aperto, sentitevi liberi di essere veri. Sicché buon Natale ai cinici fuori e coccolosi dentro, buon Natale alla gente con stile e a quelli che non andranno a vedere il nuovo film di De Sica (che, neanche a farlo apposta, è la stessa cosa). E come dimenticare, in queste ore di cristiana attesa, tutti i pagani figli di! Vi amo. E poi i drogati, ovvio. Buon Natale ai drogati di droga. Vi raccomando, non vi fate troppa droga.
Baci allo zenzero! ^_^

 

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