Succedono tante cose, fuori e dentro di me. Tante ne vengo a sapere e mi sconcertano e sollevano insieme. È difficile da spiegare, ma proverò a farlo perché spiegandolo troverò un senso.
Subito dopo aver spedito la mia ultima lettera a G. ho iniziato a sperare che il postino la perdesse. Ve lo giuro. Nei mesi passati a scrivere di questa storia mi è capitato più volte di pensare che fosse tutta una pazzia ma avevo la reale necessità di andare fino in fondo perché era l’unico modo che conoscevo per esorcizzarla. Io non sono come lui, che censura tutto ciò che può provocare turbamento, io il turbamento me lo vado a cercare, lo analizzo in tutte le sue manifestazioni e lo elaboro. Credo che l’elaborazione stia alla base della crescita emotiva, su questo non ho dubbi. Ad ogni modo, mentre ero lì che elaboravo, sono stata sommersa da una marea di emozioni contrastanti. C’erano giorni in cui soffrivo come un cane, altri in cui mi sentivo ottimista e piena di speranza, altri ancora in cui mi sentivo lucida e disincantata. In giorni come questi, in particolare, mentre mi tornavano in mente cose che avevo rimosso, dettagli all’apparenza insignificanti che invece non lo erano, avevo la sensazione di trovarmi a un passo da una stanza segreta, da cui mi separava solo una tenda. Mi sembrava di essere sempre lì davanti e di appoggiare appena la mano su quella tenda, iniziare a spostarla un po’, tirandola piano da un lato… Ma poi mi spaventava l’idea di quello che avrei potuto vedere, tiravo indietro la mano di scatto e mi allontanavo di almeno dieci passi. Dietro quella tenda c’era una consapevolezza che non ero ancora in grado di sostenere e per questo avevo bisogno di tenerla ancora chiusa. Stavo iniziando a pensare che forse la mia stima nei confronti di G. era un po’ esagerata, che se nessuno vedeva in lui quello che vedevo io era perché forse non esisteva. L’avevo guardato con gli occhi dell’amore ed era un amore talmente intenso che doveva aver falsato la conoscenza. “Forse”, mi dicevo… Ero piena di “forse”. “Forse lui non è tanto speciale, forse è come tutti gli altri figli di puttana che ho incontrato. Forse vale meno di quanto sono disposta ad ammettere, perché poi dovrei ammettere anche di aver offerto me stessa a una persona piccola.” Me lo chiedevo per un istante, ma non iniziavo neppure a ragionarci su, che già mi rispondevo: “Ma no, che dico? Certo che è speciale, certo che merita stima, certo che è buono!” perché non ero ancora pronta, non potevo reggere la verità, non ancora. Oggi lo sono. Sono serena, in pace con me stessa e leggera, è così che mi sento, leggera. Sulle mie spalle non c’è più il peso del dubbio, posso alzarmi in piedi e tenere la testa alta. È una sensazione meravigliosa!
Vi chiederete cosa mi ha portato a questo punto, soprattutto dopo lo stato pietoso in cui ero negli ultimi tempi. Ve lo racconto.
La raccomandata è arrivata a destinazione ma non è stato G. a riceverla, bensì E. Ho scoperto solo dopo averla inviata che G. non abita più in quella casa, ma vive con la sua nuova ragazza e un paio di amici in un altro appartamento di Roma. E. ed R. sono stati così gentili ed affettuosi da tenermi aggiornata su quanto è successo ed io gliene sono profondamente grata. Mi hanno raccontato che il giorno dopo averla ricevuta, si sono incontrati con G. e gli hanno portato la busta, lui l’ha aperta, ha visto che conteneva una lettera e un cd, il cd l’ha buttato in un bidone della spazzatura, della lettera ha letto le prime due righe e poi ha buttato anche quella. I due gli hanno fatto notare che era poco carino da parte sua e che avrebbe potuto quantomeno leggere il resto, anche solo per curiosità ma lui questa curiosità non ce l’aveva. Hanno detto che ha riso, mentre ha buttato via tutto e io non ho fatto alcuna fatica ad immaginare la scena, né mi ha sorpreso. Queste sono le reazioni di G, io le conosco bene. Qualcuno si arrabbierebbe davanti a una reazione del genere, io no. A me mette solo tanta tristezza.
Adesso, la cosa che più di tutte mi lascia perplessa è la derisione e il disprezzo con cui ha parlato di me. Io non gli ho fatto niente di male, anzi! Ho sempre voluto il suo bene e ho sempre cercato di aiutarlo a raggiungerlo e se alle volte sono stata troppo insistente è stato sempre e comunque per altruismo e mai per cattiveria. Voglio dire, X si era comportata da vera stronza eppure lui non l’ha mai disprezzata, non capisco come posso averlo meritato io. Siamo davanti a una persona la cui emotività è seriamente compromessa, di questo sono sicura. Come sono sicura di non aver fatto niente per meritare derisione e disprezzo; la sua reazione è stata gratuita e maleducata ma al di là di tutto, la cosa strana è che conoscerla non mi ha fatto male. Certo, mi è dispiaciuto, non lo nego, ma non ho sentito la morsa d’acciaio intorno al cuore che ho sentito altre volte. È questo che mi ha sconcertato e sollevato insieme!
I ragazzi mi hanno raccontato un po’ del suo nuovo stile di vita. Non più di tanto, mi hanno detto che i due piccioncini vivono praticamente in simbiosi e che lui sembra uno di quegli esaltati che entrano a far parte di una setta, completamente soggiogati dal santone di turno. Mi hanno detto che hanno un rapporto morboso, che lui non ha potere decisionale e che lei lo schiaccia. Non stento a credere neanche a questo. G. ha fatto le stesse identiche cose con X. Identiche, vi dico. Anche quando stava con lei si era annullato e aveva allontanato i suoi amici, anche quando stava con lei aveva sviluppato una sorta di ossessione che lo aveva reso schiavo. Non sono l’unica a ricadere negli stessi errori, a quanto vedo. Anche lui si sta comportando come quattro anni fa e se ho insistito fino ad oggi è perché l’avevo già capito e volevo impedirglielo. Proprio così, volevo impedirgli di sbagliare nello stesso modo. L’avrei fatto per noi, certo, ma soprattutto per lui, che mai come adesso ha bisogno di una guida. Credo che oggi come oggi non sia in grado di formulare pensieri definiti e definitivi, con tutto il casino che ha in testa, senza considerare i farmaci che prende. Credo che si senta al sicuro in quella nebbia in cui è immerso il suo cervello, credo che lo spenga il più spesso possibile perché pensare gli fa male. Credo che, per evitare a sé stesso spiacevoli reazioni, non si sia posto più di tanto il problema di tutto il male che mi ha fatto, piuttosto ha provato a convincersi che non è mai successo. Probabilmente in questi mesi mi ha pensata a malapena e le rare volte che l’ha fatto si è detto: “Sicuramente sta bene!”, perché odia sentirsi responsabile del dolore altrui e per evitarlo si racconta molte bugie. Io però l’ho costretto a farci i conti ripiombando dopo tre mesi nella sua vita, col mio solito modo brusco e senza filtri, così l’ho indispettito e ho suscitato la reazione che vi ho descritto. Per la serie: “Sto cercando di dimenticare quanto sono stato vigliacco e cattivo, come osi ricordarmelo?!”
Povero piccolo G. Non conosce l’importanza della memoria. “Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”, diceva George Santayana. È proprio quello che sta succedendo, proprio le stesse identiche cose che sono successe quattro anni fa.
La verità è che G. crede di poter andare avanti calpestando i cadaveri di chi ha la sfortuna di incappare sul suo percorso ma col tempo torna a sentire le voci lontane dei fantasmi che credeva di essersi lasciato alle spalle e allora crolla. Una delle tante cose che non sa gestire è il senso di colpa. Proprio lo fa impazzire! Non ha mai imparato a chiedere perdono ma possiede comunque un rudimentale senso etico che lo manda in tilt. Dentro di sé lui conosce la differenza tra il bene e il male e si rende conto, seppur sommariamente, dell’impatto negativo che hanno certe sue azioni sugli altri ma non sa chiedere scusa perché per farlo dovrebbe guardarsi dentro e rischiare di provare disgusto per sé stesso, così evita qualsiasi confronto e scappa, ma gli resta comunque un tarlo fastidioso a rodergli l’anima, o quello che è. Per questo negli anni ha preso l’abitudine di gettarsi a capofitto in situazioni al limite che avevano lo scopo (conscio o inconscio) di fargli espiare le sue colpe. Con me l’ha fatto ben due volte. Quattro anni fa si era comportato malissimo con me e per questo si era attaccato a X e aveva cercato con lei la perfezione.
«Dovevo essere perfetto, perché prima di lei non lo ero stato e io volevo esserlo! Non l’amavo, lei non meritava i miei sforzi, ma io volevo essere perfetto.»
Dopodiché, stremato da quella recita, è tornato da me ma poi si è comportato ancora peggio, ha toccato il fondo e suppongo che in privato si faccia un po’ schifo per questo, anche se non lo ammetterebbe mai. Ed ecco che ne ha trovata subito un’altra con cui fare ammenda, la prima che gli è capitata, una qualsiasi, con cui diventare “il ragazzo modello” di cui mi parlava, come se tramite lei potesse ripulirsi la coscienza, come se fosse un’auto che entra in un autolavaggio lercia e piena di escrementi di piccione e ne esce lucida e scintillante. Ho cercato di spiegargli che l’universo non funziona così e che, anche se si comporta in maniera impeccabile con una perfetta sconosciuta, i torti che ha fatto a me non spariranno. Solo tramite il mio perdono potrebbe espiare le colpe che ha commesso contro di me, non c’è alternativa valida che sia anche duratura. Ma lui no, preferisce continuare così, con i paraocchi, con la dissociazione, con la negazione che si ritorcerà contro di lui. Va bene. Non è più un mio problema.
Una sera mi ha scritto di aver paura dell’inverno perché ogni volta “gli ruba l’anima”. Ebbene, ne ha così tanta paura che pur di non dormire in un letto freddo vi fa entrare un corpo a caso che è buono solo a scaldarlo. Si accontenta. Forse crede di meritare poco, non lo so. Forse merita effettivamente poco, sto iniziando a pensarlo. Comunque nel frattempo finge. Oh, ne sono sicura al 100%. Sta fingendo di essere innamorato di lei, sta fingendo che lei gli basti, sta fingendo di stare bene con sé stesso. Può darla a bere a tutti, a lei, alla sua famiglia (che desidera così tanto la sua felicità da credere ciecamente che l’ha raggiunta solo perché sfoggia un sorriso di cera), può darla a bere a chiunque ma non a me. Lo conosco meglio di chiunque altro ed è per questo che non mi sopporta più. Ho visto troppo.
“Come osi vedere? Mi sono nascosto così bene per tutta la vita, come ti permetti di vedermi?!”
Ah, sì, ho visto eccome. Ed è stato stupido da parte sua temerlo, perché avrebbe dovuto sentirsi rassicurato da questo! Ho visto il suo peggio e l’ho amato lo stesso: quale altra dimostrazione gli serviva? Chi mai ci riuscirebbe, a parte una povera pazza come me? Lei? Ma per favore! A lei adesso mostra solo la sua maschera lucente, ma quanto a lungo pensa di poterla tenere, prima di sclerare? Non molto, credetemi. Non resisterà più di quanto ha resistito con X, poi il suo vero Io verrà fuori. E non è oro, affatto. È malato.
No, sul serio, forse è vero che sono un po’ pazza, perché quel suo Io malato ero davvero disposta ad accettarlo. Con me non sarebbe mai stato costretto a fingere perché io lo avrei accettato per come è in realtà, con tutti i suoi mille difetti, con tutte le sue debolezze. Io non avevo paura. Gli offrivo amore incondizionato, comprensione, gli offrivo la possibilità di essere sé stesso e la promessa di una lealtà e di un sostegno eterni. Lei? Lei non ha neanche la più pallida idea di quanto sta rischiando a stargli vicino. Adesso è accondiscendente e remissivo, certo, perché va tutto bene e perché gli conviene così, ma quando inizierà a sentirsi in trappola, sarà allora che mostrerà la sua vera natura. Non oso immaginare cosa succederà… Anzi, non ho bisogno di immaginare, perché lo so già. Esattamente quello che è successo in questi mesi, con me. Provo molta tenerezza per lei, non ha nessuna colpa ma è destinata a soffrire lo stesso. Verrà triturata da quello schiacciasassi emotivo che è G. e qualcuno dovrebbe dirglielo: “Tesoro, sta’ attenta. Proteggiti!” …Ma sarebbe inutile, a me lo hanno detto decine di volte e io non ho dato ascolto a nessuno. Certe botte le devi prendere dritte sulla faccia per capire, altre puoi evitarle ma magari si potesse conoscere dal principio la differenza! Spero che lei sia forte abbastanza da fronteggiare lui e le sue crisi, quando si ripresenteranno, e furba abbastanza da tagliare i ponti prima che lui la distrugga. Quanto a me, lo ripeto, mi sento sollevata. Il fatto che fossi disposta ad abbracciare quella croce non significa che mi avrebbe fatto bene, anzi. Mi dispiace per quello che la aspetta ma sono felice perché non aspetta me! Non sono io che dovrò sopportare i suoi silenzi passivo-aggressivi, non sono io che dovrò fare i conti con la sua sessualità ambigua, non sono io che resterò delusa davanti alla sua ennesima caduta di stile, non sono io che dovrò spronarlo a fare qualcosa, qualsiasi cosa e scontrarmi con la sua ostinata immobilità. Io sono al sicuro. Certo, la vita mi metterà davanti a nuove sfide, a chissà quante altre delusioni, ma dopo G. è tutta discesa!
Mi fa tanta pena, sapete? Non lo dico in senso dispregiativo, non è mia intenzione sminuirlo, come lui ha fatto con me. Qualcuno penserà che sono come la volpe che non arriva all’uva e allora dice che è acerba, ma credetemi, masochista come sono avrei potuto passare ancora dieci anni a tessere le sue lodi davanti a tutti, indipendentemente dalla sua noncuranza. Non scriverei certe cose se non le pensassi davvero. Sarò pure una noiosa analizzatrice compulsiva ma possiedo una buona scorta di onestà intellettuale che mi fa tenere sempre presenti i pro e i contro e non è che rinnego i pro quando mi conviene, come fa G. C’era anche del buono in lui ed era tanto, ma purtroppo ha fatto di tutto per annientarlo e alla fine ce l’ha fatta. Lo diceva sempre: «Voglio perdere ogni brandello di umanità che è dentro di me, non voglio sentire più niente!» …Ci è riuscito, non è più umano, non è più nulla. È morto.
Io ero (e sono) ancora innamorata di quel ragazzo dolce e meraviglioso che ho conosciuto nel 2010. Era diverso, era sensibile. Lui non avrebbe mai buttato una lettera senza leggerla, per esempio… Ma quel ragazzo ormai non esiste più, si è ucciso. Quello che mi ha tratto in inganno, in questi mesi infernali, è il fatto che il suo involucro continuasse a muoversi e andare in giro per la città. Aveva la stessa faccia, gli stessi occhi e le stesse mani, ecco perché mi ero illusa di avere a che fare con la stessa persona ma quella persona era morta. È come piangere davanti al poster di Jim Morrison: ok, era figo, ma è morto, non può ricambiarti. Anche G. è morto, ma io sono viva e mi strugge il cuore ricordare quello che era. L’avreste amato, era una bella persona. Poi però si è arreso e si è trasformato in un essere debole e meschino. Adesso è un vile. Ecco perché mi fa pena. Mi dispiace davvero per lui e per lo spreco, mi dispiace tanto.
Non lo so, forse con gli anni affronterà quello che adesso non ha il coraggio di affrontare… Forse succederà quando sarà più grande, quando si guarderà in uno specchio e vedrà una manciata di capelli bianchi su entrambe le tempie… O forse ci metterà molto meno, forse l’anno prossimo si sveglierà, una mattina qualsiasi, e aprirà gli occhi, in tutti i sensi, come una specie di rivelazione divina o cose del genere… Forse tornerà ad implorarmi come ha fatto lo scorso autunno, forse non ne troverà il coraggio e si mangerà le mani nell’ombra, forse non ricorderà nemmeno il mio nome, forse starà con lei per sempre e si innamorerà davvero o forse la metterà incinta e a quel punto dovrà sposarla ma poi la tradirà tutte le volte che ne avrà l’occasione. Forse, forse, forse… Il punto è che non mi riguarda. Non sono più tenuta a chiedermi cosa ne sarà di lui perché qualsiasi cosa diventerà non avrà influenza su di me. Mi ha persa per sempre e non avrei mai creduto di arrivare a scriverlo ma mentre lo faccio mi sento così bene! Mi ha persa, stavolta davvero. Adesso fa spallucce e dice “chissenefrega!” e forse è vero, che non gli frega, ma non cambia il fatto che sono la cosa migliore che gli sia mai capitata e che non mi avrà mai più. Ha sciupato il mio amore e per questo ha fallito. Punto. Gli avevo dato una seconda possibilità, un milione di seconde possibilità, ma lui le ha sprecate una per una. Ha gettato al vento una grossa opportunità di felicità e non se ne rende neanche conto, imbottito com’è di farmaci e ossessioni. Sono capace di slanci che a lui non verranno mai istintivi, sono capace di amare con un’intensità che lui può solo simulare, G. simula i suoi sentimenti come le pornostar simulano l’orgasmo, è diventato di plastica! Io non sarei mai capace di accontentarmi di quello che ha lui ora, io voglio di più. Lo voglio e me lo merito! Non so che farmene di questo: —————— io voglio questo: /\/\/\/\. Voglio passione, amore accecante, sussulti e sospiri perché sono viva! Io sono così luminosa e non me ne ero mai accorta! Ho appena capito che non era lui a brillare: ero io! La luce veniva da me! Lui è buio, non so se lo è sempre stato o se lo è diventato, ma so che oggi lo è e io non so che farmene di uno così.
Ma che volete? In fondo stiamo parlando di una persona spaventata che si detesta. Non è che si può pretendere chissà che. G. ha la maturità emotiva di un bambino di cinque anni, non è che ci puoi stare tanto a ragionare. Ricordo che quando mi disse che si vedeva con X gli chiesi se ne fosse innamorato e lui rispose: «No. Però è questo che voglio, adesso. Non voglio emozioni forti, voglio un’amicizia non troppo amichevole, una passione non troppo passionale. Un amore senza amore. Proprio così, un amore senza amore. Voglio percorrere la strada più facile. Chi me lo fa fare di scegliere quella più difficile?» …Ecco, è di uno così che stiamo parlando. Dio, è la persona più insicura che ho mai incontrato! Non sa chiedere scusa, non sa dire come si sente e perché, lui non sa parlare. Non credo di avergli mai sentito dire una frase lunga tutta d’un fiato, senza tentennamenti. E se non sa parlare è perché non sa ascoltare, né gli altri, né sé stesso. Ha una fortissima difficoltà ad esprimersi perché non si è mai evoluto. E come avrebbe potuto evolversi senza rischio? Quelli che gli vivono intorno gli hanno reso sempre tutto troppo facile, non ha mai dovuto lottare, non ha mai dovuto impegnarsi per raggiungere un obiettivo perché qualcun altro lo ha sempre portato in braccio fino alla meta. Lui non sceglie niente, tutto gli capita tra capo e collo. Si alza la marea e lo travolge e lui non ha neanche la forza di scansarsi. Non ha mai preso una decisione in vita sua, persino la facoltà da seguire l’ha scelta suo padre! Sta vivendo una vita che non gli piace ma non ha il coraggio di chiamarsene fuori perché non saprebbe da che parte cominciare per costruirsene una con le sue mani! Ha una personalità che è uno scolapasta e lui ci mette centinaia di tappi ma continua a perdere pezzi di sé senza reagire davvero. Oh, povero G! Deve essere orribile vivere in questo modo! Mi dispiace così tanto per lui che per un attimo ho voglia di piangere ma non lo faccio perché ormai non ho più lacrime da dedicargli. Ne ho versate così tante da quando lo conosco… Quante lacrime e quanto tempo perso ad aspettarlo… Tre lunghi anni… Se avessi capito subito quello che ho capito solo oggi, mai e poi mai avrei sprecato così tanta vita! Non ne valeva davvero la pena!! È solo colpa mia se l’ho sprecata, sia chiaro, non incolpo lui per i miei anni persi. Ma proprio perché ne ho già persi troppi, non posso più perderne altri.
Ripenso al fatidico 2010… Non ci saremmo mai dovuti incontrare, io e lui. Il nostro incontro non era previsto. Quell’anno io avevo fatto domanda per partecipare a un altro progetto, non avevo idea che mi avrebbero presa in quella scuola di Ponticelli, non era in programma! Dio, se potessi tornare indietro cancellerei tutto semplicemente rinunciando a quel lavoro. Tutto quello che è venuto dopo è stato dolore. Tutto ciò che G. ha portato nella mia vita è stata devastazione. Per un attimo di felicità, durato così poco e comunque illusorio, ho pagato un prezzo troppo alto. È venuto con una rosa rossa e un sorriso imbarazzato e ha rubato tutto quello che avevo. L’innocenza, la fiducia, la purezza e non ha meritato niente di tutto questo. Gli ho donato il mio tempo, la mia anima, la mia carne! Il mio sangue! E lui mi ha buttata via come se niente di tutto questo avesse valore. Non sono io ad essere malata, è lui. E come se non bastasse, ha persino provato a darmi la colpa! E io, cretina, per un po’ ci ho pure creduto! Perché mi odiavo, ecco perché mi è riuscito facile, ma la colpa non era mia. Voleva “vivere la favola” e mi ha accusato di avergliela distrutta, ma la favola dov’era? Eravamo forse in una favola quando latitava per settimane? Eravamo in una favola quando mi ha lasciata sola a capodanno o al mio compleanno? Eravamo in una favola quando mi ha usato senza vergogna? Cosa ha fatto per me? Mi ha trascurata, mi ha mancato di rispetto, mi ha offesa, mi ha mentito, forse mi ha pure tradito, a ‘sto punto tutto può essere. È lui che ha rovinato tutto, non io! Io gli ho dato tutto quello che avevo di più prezioso! Non ho niente da recriminarmi.
Mi ha detto: «Non sei migliore degli altri» ed è vero, ma sono sicuramente migliore di lui! Eccomi qui, davanti alla tenda, l’ho spostata tutta da un lato, non c’è più alcun ostacolo e posso vedere bene quello che c’è oltre. Non mi piace, non mi piace per niente. Ma in compenso mi piaccio io! Mi piace il modo in cui lotto, mi piace la forza che ci metto, mi piace il coraggio che ho e il modo in cui amo! Non sapevo di poterlo fare così! Totalmente, senza limiti! G. non è mai stato amato così in tutta la sua vita! Mai! Non so se gli capiterà di nuovo, ma una cosa è sicura: non gli era mai capitato prima di me. Per questo mi assolvo. Perché il mio sentimento era sincero e perché non avrei potuto fare di più. Ci ho provato fino all’ultimo, ho fatto tutto quello che non ho avuto il coraggio di fare quattro anni fa. Quante volte mi ero chiesta “cosa sarebbe successo se avessi fatto o detto”, ma l’orgoglio, il mio caro vecchio orgoglio non mi consentiva di fare un solo passo verso di lui. Invece adesso ho avuto il coraggio di fare tutto, gli ho teso una mano, gli ho urlato: “Afferrala! Fa’ presto!” e lui non ha ascoltato, ma com’è bello poter inspirare, espirare e dirvi che sono in pace! Avevo accumulato così tanti punti interrogativi e così tanti rimpianti che mi basteranno per tutta la vita, mentre adesso posso dire che ho dei rimorsi ed è completamente diverso! È molto meglio! Dio, che belli che sono i rimorsi, paragonati ai rimpianti!
Nonostante tutto ciò che mi ha fatto, comunque, io non lo odio. La cosa più brutta che poteva farmi era indurmi ad odiare, ma non glielo permetterò. Non ho intenzione di concedergli ancora tutto questo potere. Non cederò all’odio, io non lo seguirò nel baratro dove è sprofondato! Mi ha ferito molto, è vero, ma vincerebbe se mi lasciassi inaridire. Allora sì che avrebbe preso tutto. Invece no, io non mi faccio inaridire, non mi faccio indurire! Tutta questa luce merita di essere conservata! E ammirata! Qualcuno prima o poi dovrà vederla.
[ Sto pensando che forse lui l’aveva vista… E conoscendosi aveva intuito che avrebbe finito per spegnerla. Forse aveva capito che non sarei mai stata felice con lui, che era lui l’incidente di percorso! Forse un po’ mi ha voluto bene. Per questo, forse, lasciarmi andare è stato il suo ultimo gesto d’affetto. Se è così, allora dovrei ringraziarlo. Grazie G! Per avermi fatto capire cosa voglio in un uomo e per esserti fatto da parte quando tu stesso hai capito che non avresti potuto darmelo, perché non ce l’avevi più. Grazie per avermi fatto scoprire cosa sono disposta a dare e perdere per amore, grazie per avermi mostrato in che stato ti può ridurre la paura e per avermi ispirato per questo a non averla mai più! Grazie per avermi portato al limite perché al limite, nel bene e nel male, io mi sono sentita viva! Grazie per avermi mostrato le tenebre e avermi lasciato libera di strisciarne fuori! Mi hai lasciato libera! Io avevo scelto di essere una schiava ma tu me lo hai impedito! Te ne sono infinitamente grata! Grazie, amore mio! ]
L’anno scorso, esattamente in questo periodo, io ero sul punto di risorgere. Prima che il fantasma del mio amore morto tornasse nella mia vita, io avevo fatto dei passi avanti. Non è necessario azzerare tutto, non devo per forza fermarmi per altri tre anni, chi lo dice? Io posso ricominciare da lì, da dove ero rimasta lo scorso autunno!
C’è così tanta bellezza intorno a me! Così tante cose per cui vivere! Le risate tra amiche, quelle che dopo mi fanno male le guance, un’insolita chiacchierata padre-figlia che io e il mio vecchio abbiamo fatto qualche giorno fa, durante un lungo viaggio in macchina… Gli abbracci di mia sorella, che è più piccola di due anni ma che si prende cura di me come se fosse lei la più grande. Gli occhi di mia madre quando le do il buongiorno sorridendo e resta stupita, perché non c’era più abituata. Si rende conto che sto bene, adesso per davvero. Non parla, non dice niente, resta solo a guardarmi e lo sente… Io sto bene e questo la rende felice!
E come se non bastasse c’è tanto cinema da scoprire, c’è tanta musica da ascoltare, tanta arte da divorare e tante città da visitare! C’è tutto un mondo pieno di nuove possibilità e non mi sono mai sembrate così allettanti. Non vedo l’ora di coglierle! Adesso posso, sono libera! Bella, leggera e libera.
“In fondo non c’è
in quello che dici
qualcosa che pensi
sei solo la copia
di mille riassunti.
Leggera, leggera
si bagna la fiamma
rimane la cera
e non ci sei più.”