Titolo

Il vino bianco scende più facilmente di quello rosso, ci hai fatto caso? Per carità, il rosso è la mia passione, ma quello bianco è facile come l’acqua, così facile che mentre lo bevo a volte mi scordo che sto assumendo alcol. Me ne ricordo dopo, quando mi sento la testa pesante. O leggera? Non lo so mai. Comunque mentre lo faccio scendere nella gola non me ne accorgo.
Beviamo in un contesto informale — il mio preferito — senza troppi occhi addosso ma soprattutto senza troppi sensi di colpa. Me lo merito, ho lavorato tanto e ho gioito poco. Fuori è buio, vedi? Significa che il giorno è finito e con il giorno se ne sono andati via tutti gli impegni e tutte le responsabilità; è sera, sono libera, quindi me lo posso permettere. Io la penso così. Vuoi giudicarmi? No, perché di finti moralisti ne ho fin sopra i capelli. Che belli che sono i tuoi! Ho voglia di passarci la mano attraverso. Tienimi compagnia, bevi con me. Tu cosa hai fatto oggi? Sei come qualcuno che conosco, che non fa un cazzo dalla mattina alla sera perché ha già le spalle coperte, o sei uno che si sbatte per mantenersi da solo? Cosa hai fatto oggi? Cosa hai costruito? Cosa ti ha mosso? Parlami. Mi piace quando mi parlano. Di qualsiasi cosa, più o meno, è che mi piacciono i discorsi lunghi. Evita il calcio, se puoi, poi va bene tutto. Lo vedi quanto parlo io? Ebbene, ti confiderò un segreto: puoi star sicuro che mi piaci tanto quando smetto di parlare. Esatto, quando taccio. Quando mi vedi con la testa appoggiata su una mano e un mezzo sorriso ebete sulla faccia. Io chiacchiero un sacco ma, se mi piaci veramente tanto, la cosa più piacevole del mondo, per me, è pendere dalle tue labbra. Proprio mi incanto. Ho passato notti intere ad ascoltare, ho tirato letteralmente fino all’alba e al sorgere del sole volevo ascoltare ancora. Già… In un’altra vita. E l’altro mi fa: «Con me parli sempre, con lui non parlavi mai. Quando me l’ha detto non ci potevo credere. Che differenza. È come se tu fossi due persone diverse.»  Il coglione si era fatto una domanda ma non si era dato una risposta. Non quella giusta, comunque. E come avrebbe potuto? Così stupido, così tarato. Così concentrato su sé stesso da non capire di esser stato testimone di un miracolo. Forse io sono davvero due persone diverse, però. Che ne pensi? Parlami ancora, dai. Ho trovato una persona che riesce ad esprimere un concetto per intero, senza tentennare, senza fermarsi a ogni virgola con la faccia sofferente di chi non ce la fa e non ce la potrà mai fare. Buon per te! E buon per me, per le mie orecchie troppo a lungo afflitte da stronzate colossali. Di quelle che avrei dovuto uscirmene con un altisonante “masstazzzito, cretino!” solo che poi ho pensato: “Ale, vacci piano. Non sarebbe carino da parte tua.” — Tutta la vita a preoccuparsi di essere carini, quando a volte “vaffanculo!” è l’unica risposta che valga la pena dare. — Il problema però non era tanto il modo sciatto in cui parlava. Il problema era a monte, nei contenuti. Cioè si trattava di una testa di cazzo che ragionava con i piedi. E io ero lì che pensavo: “Non può credere davvero a quello che sta dicendo! Voglio dire, è così palesemente sbagliato che tra un po’ se ne uscirà con un “ah-ah, ci sei cascata!”  No, dico, capisci con chi ho avuto a che fare? Ti rendi conto di quanto sia importante per me parlare con un adulto, adesso? Parlami di arte. Oh, perché mi nomini i francesi? A me stanno antipatici, lo posso dire? Dai, prendiamo in giro i francesi! Ché si atteggiano tanto, ma che hanno fatto, poi? La rivoluzione? Oh, cazzo, la rivoluzione. Be’, però i nostri formaggi sono migliori. Per non parlare dei vini! Si fottano i francesi. Spocchiosi vanesi con le labbra perennemente arricciate. Come fanno a non beccarsi una paralisi, non lo sapremo mai. Ti viene da ridere. Io prendo per il culo i francesi e tu ridi. Mi trovi buffa mentre inveisco contro un’intera nazione? Non ti sembro un filo, che so, razzista? No, hai ragione, non lo sono, faccio solo finta. E poi mi fermo a parlare con tutti i clandestini che incontro. O meglio, sono loro che si fermano a parlare con me. Su un treno, su un autobus, per strada, tra tanta gente loro vogliono chiacchierare con me. Riesci a immaginare perché? Io no. Forse perché gli altri — la gente perbene — si allontanano diffidenti, arricciano il naso, controllano di avere ancora il portafogli… Io invece saluto e sorrido, sarà per questo che mi scelgono. Sapessi come si aprono e cosa mi raccontano! Sono la loro confidente preferita. A me questo piace e mi presto volentieri, infatti chiedo loro delle cose, voglio conoscerne le vite. L’unica cosa che mi crea disagio è quel senso di colpa che provo a ricordare che io ho tutto e loro non hanno niente. Mi faccio schifo.
A quanto pare a te non faccio schifo, però. Al contrario. Che cosa strana. Dal modo in cui mi guardi non ho dubbi, però ti avverto, è complicato. Devi sapere che, anche se non lo vedi, qui sulla mia fronte c’è attaccato un cartello invisibile, c’è scritto: “Maneggiare con cura”. Come dici? Vuoi sapere perché? Mi hanno abbandonata. Mi hanno strappato il cuore dal petto a mani nude, l’hanno stritolato come fosse una pallina antistress e poi l’hanno appeso al muro con un chiodo arrugginito. Sono rimasti un po’ lì davanti a godersi l’immagine e quando gli occhi erano ormai sazi hanno dato il via al massacro. Hanno preso un lungo coltellaccio e hanno cominciato a sferrare colpi, conficcando la lama molto a fondo e tirando verso il basso, un colpo dietro l’altro, lacerazione dopo lacerazione, un mare di sangue ovunque, dopodiché hanno preso i brandelli rimasti, gli hanno dato fuoco e alla fine hanno permesso ai cani di pisciare sulle ceneri. Ecco quello che mi hanno fatto. Ho sofferto così tanto che mi stupisco di essere ancora viva perché il dolore che ho provato è stato talmente intenso e realmente fisico che più di una volta ho temuto mi stesse per venire un infarto. Non esistono parole per spiegarlo, se non lo provi non puoi capire. Quindi, ricapitolando, mi hanno abbandonata e mi hanno distrutta. Distrutta dentro, capisci? Non sono più la stessa di prima. Te la senti di restare?
Ho ancora sete. Ultimamente ho sempre sete, non riesco a dormire se non bevo qualcosa. Ma bere da soli è un po’ da sfigati, non trovi? Se bevi da solo hai un problema, se bevi in compagnia vi state divertendo. Che male c’è? Anzi, guardaci adesso, siamo così bohémien, dovremmo scrivere una poesia. Ma non di quelle con le rime, con la metrica perfetta, sono così pretenziose, chi le legge più? Dovremmo scrivere una poesia nuova, originale, che rompa gli schemi. Dovremmo proprio romperli questi schemi, sai, dovremmo lasciare il segno, perché essere dimenticati è molto peggio che morire.
h:4.45

           

On Air: “Peeling off the layers” – Wildbirds and Peacedrums
(Mado’!)

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Preghiera in Do maggiore

Conquistami, sconosciuto dal profilo perfetto. Conquistami come se io fossi una terra lontana assediata da uomini malvagi e tu il cavaliere indomito che combatte per un ideale; lotta per me e liberami, poi punta nel terreno il tuo vessillo perché tutti possano vedere che da quel momento appartengo a te. Conquistami, sì, rendimi tua. Inebriami. Raccontami delle stelle e dei miti antichi, insegnami le cose che non so. Suonami una musica struggente e portami in un’altra epoca. Sorprendimi, fammi sognare e fammi ridere e, quando è buio, parlami a voce bassa; rassicurami, dimmi che non c’è niente di cui aver paura. Guardami come se io fossi lo spettacolo più bello a cui tu abbia mai assistito, accarezzami la nuca mentre lo fai.
Balla con me per scacciare la tristezza e quando il ritmo è veloce accetta che sia io a guidare, ma quando la musica cambia e si sente il piano, guida tu e io ti seguirò; sarò creta nelle tue mani.
Ascolta le mie domande e cerca di darmi delle risposte ma, quando non ci riesci, ammettilo semplicemente, lo apprezzerò lo stesso. Sii onesto con me, non nascondermi nulla, soprattutto non nasconderti. Scrivimi, specie se non sai come dire ciò che vorresti dire, prenditi il tempo per esprimerti nel modo giusto; quando quello che hai in testa è confuso e complicato, scrivimi e io capirò.
Indignati insieme a me davanti alle ingiustizie del mondo, arrabbiati se qualcuno mi fa del male e impediscimi di farmene da sola. Difendimi dalle malelingue e versami da bere alla fine di una lunga giornata di lavoro. Preoccupati per me se ti accorgi che non dormo bene, asciuga le mie lacrime e promettimi che qualsiasi cosa accada tu sarai al mio fianco, che almeno tu non mi abbandonerai mai.
Portarmi a fare un giro in macchina quando fa caldo e c’è tanto sole, portami a vedere la città che si muove e sfreccia ai nostri lati, poi cambia il percorso e portami dove ci sono gli alberi; avranno i rami lunghi e tenteranno di afferrarci ma noi saremo più veloci. Sporgi la testa dal finestrino e lascia che il vento giochi con i tuoi capelli, mentre urli qualcosa insieme a me. Canta con me, senza preoccuparti dell’intonazione ma solo delle parole; cantale a squarciagola e dedicamele, ogni tanto. Assaggia i miei biscotti e dimmi quanto sono buoni, poi preparali tu a me e lasciati prendere un po’ in giro, perché mi diverte farlo, anche se poi li mangerò comunque.
Le sere d’inverno, quando fa troppo freddo per uscire, chiudi il mondo fuori dalla porta e resta in casa con me; leggimi un libro, imita anche le voci dei personaggi principali, recita un po’ per me, poi, quando sono stanca, chiudi il libro e mettilo dove capita, spegni la luce e lasciami poggiare la testa sul tuo petto. Veglia su di me mentre dormo, abbi cura di me come se lì fuori ci fossero mostri assetati di sangue. E la verità è che ci sono, quindi proteggimi. Fammi sentire al sicuro, fammi sentire che faccio parte di qualcosa.
Tienimi al caldo, tienimi insieme.

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

La scelta del cast

1: “Bene, cominciamo. Sai cucinare?”
2: “Discretamente.”
1: “Ottimo. Hai una famiglia?”
2: “Sì.”
1: “Siete uniti?”
2: “Ci adoriamo.”
1: “Bello. Mi piacciono le famiglie unite. Credi in Dio?”
2: “Sì, ci credo.”
1: “Mh. Ti piace Bowie?”
2: “Chi è?”
1: “Cosa sai di musica classica?”
2: “Che è noiosa.”
1: “Hai mai visto un film di Woody Allen?”
2: “È quello con gli occhiali? Quello che balbetta?”
1: “Sì!!”
2: “Non so, non ricordo. Perché, è importante?”
1: “No. Non lo è. Cosa ti piace?”
2: “Le giornate di sole.”
1: “E la pioggia?”
2: “La odio.”
1: “Il tuo compleanno?”
2: “In estate.”
1: “Ti definiresti una persona felice?”
2: “Sì.”
1: “Piangi spesso?”
2: “Assolutamente no! Io rido sempre!”
1: “E di cosa?”
2: “Prego?”
1: “Cosa ti fa ridere?”
2: “Boh… Quello che capita. L’altro giorno ho letto una cosa troppo divertente su Facebook, te la racconto. C’è questo signore che…”
1: “Ho capito. Vuoi sposarti?”
2: “È un mio sogno, sì.”
1: “E vuoi avere dei figli?”
2: “Ma certo!”
1: “Perché?”
2: “Perché è una cosa normale!”
1: “Tu sei una persona normale che fa solo cose normali?”
2: “Sì, credo di sì. Insomma, tu no?”
1: “Pensi spesso al passato?”
2: “A che serve? Ormai è andato.
1: “Forse serve a capire ciò che è presente.”
2: “Macché, serve solo a sentirsi tristi.”
1: “Hai ragione. Credi che non cambierai mai idea sulla musica classica?”
2: “Ma scusa, perché, è importante?”
1: “No… Non è importante.”
2: “Ti amo.”
1: “Io no. Non abbiamo niente in comune, non so di cosa parleremo. Non mi piaci neanche fisicamente, ma mi servi.”
1: “Mi ami?”
2: “Sì!”
1: “Ti amo anch’io.”

 

La scelta del cast è fondamentale, persino per i filmacci di quart’ordine. Al regista uno può anche stare sulle palle ma, se è funzionale allo scopo, lo scrittura.
Un po’ come il vampiro. Non è che fa troppo lo schizzinoso, quando ha fame. Non va a cercarsi l’affinità con la preda, è solo cibo. L’importante è che abbia sangue nelle vene e che possa succhiarglielo via finché ne ha bisogno, o finché non posa gli occhi su una portata più invitante.

 

On Air: “William, it was really nothing” – The Smiths

 

Pubblicato in Senza categoria | 4 commenti

Alla sprovvista

Sto camminando per strada. Come al mio solito guardo tutto ma non mi soffermo su niente, potrebbe passare il papa in tandem con Batman, io non ci farei troppo caso. Arrivo alla fermata dell’autobus e aspetto. Qualcuno attira la mia attenzione suonando il clacson e accostando. Lo riconosco, è un nuovo conoscente. Non nuovissimo, insomma, recente. E comunque abbiamo già chiacchierato abbastanza, infatti l’ho salutato solo una manciata di minuti fa.
«Ciao.»
«Ciao! Che ci fai qui?»
«Passavo…»
“Ma se abita dall’altra parte della strada?”
«Ah. Ok.»
Lui dice qualcosa, ridiamo, poi ci salutiamo di nuovo e va via. Arriva l’autobus, ci salgo, metto su gli auricolari e premo play. Parte la musica, mi estraneo, non ci penso più. Anzi, penso a un altro, al fatto che mi ha invitato a uscire e ho voglia di dirgli di sì. Cioè, non so se ne ho veramente voglia, però l’idea mi stuzzica. Piove. Non a dirotto, no, giusto qualche goccia ogni tanto. È primavera, ma non da molto, quindi il cielo è ancora grigio. Meglio così. La musica è bella, quindi tutto va bene. Sono serena e non penso a niente. L’autobus si ferma, scendo, mi dirigo verso il treno che mi riporterà a casa. Ci salgo su, aspetto che parta, si chiudono le porte e via. Continuo a non pensare a niente, finché qualcosa mi fa tornare in mente lui.
“Come mai passava di lì?”
Non è che ci rifletto davvero, è più un pensiero in sordina, probabilmente è maturato da solo mentre non ci facevo caso ma adesso è chiaro. Adesso ci sto pensando e ho la risposta: mi ha seguita. Anzi, per quel poco che lo conosco, sono più portata a credere che mi abbia raggiunta. Nel senso che a un certo punto ha fatto un’inversione di marcia, ecco in che senso. Chi me lo dice? La tempistica. Se m’avesse seguita, si sarebbe fatto notare prima. Avrebbe dovuto, perché su quella strada non puoi seguire qualcuno che cammina, andargli dietro piano piano, rispettando il suo passo, su quella strada lì devi tenere una certa velocità. Siccome tra il nostro saluto e quella apparizione è passato un po’ di tempo, è molto probabile che abbia imboccato la strada principale e che poi, qualche chilometro più avanti, abbia approfittato dell’incrocio per fare inversione. Sono già stata in auto con lui, un paio di volte. Mi ha gentilmente offerto un passaggio fino alla stessa fermata e ho capito come guida. È scattoso, come direbbe Paolo, cioè gli prendono gli scatti. È irrequieto, diciamo. All’improvviso accelera e non sai perché, per esempio. Allora me lo immagino mentre imbocca la solita via, quella per arrivare a casa sua, mentre un pensiero comincia a strisciargli in testa senza farsi riconoscere e poi, all’improvviso, decide che gli va di salutarmi ancora e gira tutto il volante a sinistra. Proprio di scatto, sull’ultimo centimetro di asfalto utile. Lui fa così. Ripercorre la stessa strada all’indietro, mi vede sotto la fermata, suona il clacson, accosta e resta a parlare con me. Ancora. Poi con uno scatto uguale riparte e sparisce all’orizzonte. Un pensiero in sordina, un po’ come quello che ho avuto io sul treno. Conosco i pensieri in sordina, quelli che arrivano in punta di piedi e poi, qualsiasi cosa tu faccia, restano lì. Quelli che un attimo prima non lo sapevi e un attimo dopo lo sai fin troppo. Come lo sconosciuto che all’improvviso ti giri e trovi lì e gli dici: “Oh, non l’avevo notata. Da quanto tempo è qui?” – “Da un po’.” – “Bene, adesso può lasciarmi solo?” – “Col cazzo!”.
Conosco i pensieri in sordina. Alla fine, ho constatato, sono i più pericolosi.
Quello che è successo mi piace e non so perché.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Untitled #2

Trovarsi significa non essere mai più costretti ad accontentarsi.
Sono profondamente sicura di questo, talmente tanto che lo riscriverò:
Trovarsi significa non essere mai più costretti ad accontentarsi.
Quando ci si trova non c’è posto per i ripensamenti, né per i dubbi, che di colpo svaniscono nel nulla. Tutto assume un senso ben preciso e ogni tassello del puzzle si incastra alla perfezione; il domani non fa più paura perché qualsiasi cosa accada, comunque vada a finire, con quella specifica persona si è conosciuta la completezza. Questo succede quando ci si trova davvero. E come puoi sapere se hai trovato davvero o se ti stai accontentando? Ascoltandoti. Dentro di te hai già la risposta.
Se per esempio ti svegli spesso dopo aver sognato una persona ma al tuo fianco, nello stesso letto, ne trovi un’altra, ti stai accontentando. Se le uscite di coppia sono sempre meno e aumentano invece quelle belle seratone di gruppo in cui tu e la tua dolce metà interagite a malapena, ti stai accontentando. Se i suoi slanci sono più sentiti dei tuoi e se ti senti costretto a fingere un entusiasmo che non provi, ti stai accontentando. Se le canzoni che ascolti ti riportano prepotentemente nel passato e tu ti ci lasci condurre con nostalgia, ti stai accontentando. Se ogni volta che sei su Facebook controlli il profilo del tuo ex, ti stai accontentando, se lo paragoni segretamente a quello attuale e quest’ultimo perde spesso, ti stai accontentando. Se pensi a dove sarai da qui a venti, o dieci anni o addirittura un anno e accanto a te non vedi la persona con cui stai oggi, ti stai accontentando. Non negarlo, è inutile. Tu lo sai. Poi magari lo preferisci e questo è un altro discorso. Sono molti i motivi per cui qualcuno potrebbe scegliere di accontentarsi, autonomamente. Per paura di restare solo troppo a lungo nell’attesa della persona giusta, ad esempio, per sfiducia nei propri mezzi o più semplicemente per convenienza. Ma un rapporto che si basa sulla paura o sulla sfiducia o addirittura sulla convenienza è un rapporto insignificante, senza emozioni reali e allora, ne sono certa, non ha nulla a che vedere con l’amore.
L’amore, se non è vissuto al massimo, non merita questo appellativo. Non lo merita, no. Puoi riempirti la bocca di mille parole romantiche, puoi imparare a memoria mille poesie da recitare, ma è questo che è: una recita. Perché l’amore è qualcosa di molto diverso, l’amore toglie il fiato! Quando trovi davvero qualcuno, il mondo intero diventa un piacevole contorno, una bella cornice, ma la vera opera d’arte siete voi due insieme. E ne sei orgoglioso, e non lo nascondi. Quando trovi davvero qualcuno, l’unica cosa che ti spaventa è perderlo, perché quel qualcuno è insostituibile. Quando ti accontenti, invece, potresti accontentarti con chiunque e non farebbe differenza.
Deve essere molto triste vivere così, deve essere davvero molto triste privarsi dell’unica cosa che dà un senso a questo nostro stupido vagare.
Una persona del mio passato mi parlava di quella che chiamava “via più facile”. Ancora oggi, se ci penso, mi si accappona la pelle! Un concetto a dir poco raccapricciante, per me. Io credo che la vita sia troppo preziosa per sprecarla sulla via più facile, credo che la via più facile sia scialba e inutile. Non aggiunge niente alla tua esistenza, non ti arricchisce, non ti fortifica. La via più facile è uno spreco di energie, è sterile e la intraprendono solo i vigliacchi; li ho visti, sono quelli a cui non è rimasta nient’altro che l’ombra. Quando scegli la via più facile, ci credo con tutta me stessa, attiri su di te il disonore, e ti resta appiccicato addosso, come la lettera scarlatta sulle adultere del ‘600. La via più facile sarà anche liscia e senza sassi, ma è lastricata di rimpianti e quando arrivi al capolinea con l’amaro in bocca, be’, è proprio ciò che ti meriti.
Io non voglio questo per me, non sono disposta a barattare la felicità con la semplicità. Io voglio emozionarmi veramente e profondamente! Voglio ridere sinceramente, di cuore, voglio sorridere imbarazzata e arrossire, adoro arrossire! Voglio piangere di gioia, voglio commuovermi al punto che chi mi ha di fronte per un attimo si spaventi e mi chieda: “Ehi! Va tutto bene?”. Voglio sentire la tenerezza che scalda il corpo e anche la gelosia che incendia il viso, voglio sentire tutto, voglio sentirlo con ogni centimetro della mia pelle e voglio che si veda bene. Voglio trovare davvero ed essere trovata. Voglio essere onesta.
Se è vero che la vita è breve — e lo è — non la sprecherò accanto a qualcuno che non mi faccia battere il cuore. Io non mi accontento.
E tu?

“Non essere amati è una semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare.”
Albert Camus

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento