Inutili sfoghi di un fantasma in carne ed ossa

Io ci sono. Anche se non mi vedi, anche se non ascolti la mia voce, anche se non sai cosa succede nella mia vita, io ne ho una.
Il fatto che tu oggi non ricordi come suona la mia risata, il fatto che se ripensi al mio viso vedi solo fumo, non vuol dire che non sono più qui. Esisto. Respiro. E penso.
Non è come con gli incubi, che svaniscono appena ti svegli. Non è come una brutta scena di un film dell’orrore, che ti copri gli occhi ed è come se non l’avessero girata perché tu non l’hai vista e non la vedrai mai. O come una canzone triste alla radio, che ti basta cambiare stazione per ascoltarne un’altra.
Io ci sono, indipendentemente dai tuoi desideri. Le persone non si cancellano con la gommina della matita. Le persone non sono errori, sono fatte di carne e di ossa, di sangue che non si secca nemmeno con la più decisa indifferenza e di sentimenti che non hai il potere di annullare semplicemente voltando le spalle.
Mettermi da parte è stato comodo e lo è tutt’ora. Ma prima o poi dovrai fare i conti con il tuo passato e sarà difficile per te, perché non l’hai mai affrontato mentre era presente e non saprai gestirlo.
Tutta la rabbia che ho provato, tutte le lacrime che ho versato… Sono stati passaggi orribili eppure necessari. Adesso sono in pace con la mia coscienza e non so se tu puoi dire lo stesso.

Voltare pagina così in fretta senza neppure aver finito di leggerla… Imporsi di dimenticare e andare oltre sapendo di aver lasciato così tanto in sospeso… Non è coraggio, non è saggezza. È vigliaccheria!
È paura. Io so bene cos’è la paura, so riconoscerla quando la vedo. Ma quando costruisci una fortezza sulla paura le sue basi non sono solide. Tutto potrebbe crollare da un momento all’altro, ed io non te lo auguro ma se accadesse ti direi che lo meritavi.

René Magritte – “La Reproduction Interdite” (1937)

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Interruzioni.

Quando si è piccoli, a volte, si passa più tempo ad immaginare i propri giochi che a giocare davvero.
Capitava a noi bambine, che avevamo l’esigenza di pianificare con cura i dettagli delle nostre avventure.
“Allora, io prendo la bambola mora e tu la bionda. Io sono Rebecca e tu Giulia, siamo amiche. Andiamo al ballo, ma prima in piscina. Io indosserò il costume rosa, poi la sera il vestito blu. No, tu prenditi le scarpe rosse, ché stanno bene con la tua gonna!”
Potevano passare ore così, a montare le varie location, scegliere per bene i modi in cui avremmo rappresentato le nostre fantasie perché le nostre fantasie erano perfette e meritavano precisione. I preparativi erano una cosa seria. Sentivamo che una volta deciso tutto avremmo potuto iniziare e quello sarebbe stato il gioco più bello in assoluto. Quindi valeva la pena spenderci qualche minuto in più.
Poi qualcuno all’improvviso chiamava. «A tavola!» e noi lasciavamo tutto così, senza aver avuto il tempo di goderci il frutto del nostro lavoro. Ma non eravamo deluse, perché sapevamo che al nostro ritorno le bambole sarebbero state ancora lì e avremmo potuto inventare subito un’altra storia, anche più bella della precedente.
Allo stesso modo capita che incontri qualcuno e ti va di sognare.
“Allora, lui mi abbraccerà nel suo modo speciale e lo farà quando sarò triste e quando sarò felice. Asciugherà le mie lacrime baciandole una ad una e mi insegnerà le cose che non so. Sarà il mio ombrello e mi riparerà dalla pioggia. Io lo bacerò più spesso che posso e gli dirò sempre quanto è importante. Cercherò di farlo ridere quando non ne ha voglia e con me potrà parlare di tutto perché non mi stancherò mai di ascoltarlo. Sarò la sua sciarpa di lana in una mattina piena di vento.”
Poi qualcuno all’improvviso ti dice: «Ma lo sai che è fidanzato da cinque anni?»
.

 

 

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Scelte.

Una telefonata di tanto tempo fa. Parola per parola.

 

«Mi manchi…»

«…Questo è grave, eh?»

«Abbastanza…»

«…..Non dirlo mai più.»

«Io potrei sparire. E forse a te farebbe anche piacere…»

«No, io non potrei sopportare una cosa del genere.»

«Non credo. Da come ti stai comportando mi sa che la mia presenza è un optional.»

«…………»

«Io faccio così, quando mi sento abbandonata. L’ho già fatto con un paio di amiche che mi conoscevano bene eppure mi hanno ferita. Poi hanno capito il loro errore e sono tornate, ma io niente. Ancora mi cercano, ma io niente. Ci penso spesso e un po’ mi mancano, ma non torno indietro. Ho un brutto carattere, lo so. Ma siccome do tanto vorrei ricevere almeno rispetto e se questo manca il mio orgoglio prende il sopravvento. C’è il rischio che succeda anche con te e non voglio. Io sto provando ad essere più coerente nella mia vita. E presente. Sai cosa vuol dire presente? Però tu mi devi rendere le cose un po’ più semplici, perché sennò io mi arrenderò! E non sarà perché non m’importerà più ma perché non vorrò darti la soddisfazione di sapere che ci sto male. Allora questa non è una minaccia né un ricatto, ma è così: io se mi gira sparisco completamente.»

«…………»

«Ti sto solo dicendo com’è fatta Alessandra, così tu ti regoli di conseguenza. Se scegli di sparire lo scegli con cognizione di causa, sapendo che rischi di farmi avere quella reazione lì. Se tu fai una cosa sapendo già come va a finire allora significa che vuoi che vada a finire così. Loro mi conoscevano bene, quindi non sono stata disposta a passarci su. Tu mi conosci da poco, non lo sai. A te queste cose voglio prima spiegartele, per questo ti ho chiamato. Lo apprezzi, almeno?»

«Sì, infatti non mi aspettavo questa telefonata…»

«Ma arriverà un giorno in cui certi gesti non li farò più, perché a quel punto mi avrai conosciuta a sufficienza e me li aspetterò da te.»

«Sei troppo intelligente, sempre. Tutto quello che dici è intelligente.»

«Continui a scherzare ma non hai capito quanto sia rischioso quest’atteggiamento. Anche io sono lunatica come te e questo mi spaventa perché so a cosa porta. Tu ridi! Ma ti sto dicendo che se continui così, se mi tagli fuori io faccio lo stesso! Sparisco anch’io! Dimmi, se non mi facessi più sentire? Cosa succederebbe?»

«…..Credo che impazzirei.»

 

La foto del mese:

 

Non puoi costringere qualcuno a volerti bene se non te ne vuole.
Oggi, 24 marzo 2011, ammetto l’evidenza. Mi arrendo.

 

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Assenza

È già successo. Abbiamo già sperimentato l’assenza, io e il mio Spirito Affine.
Fui io a rompere il silenzio, la prima volta, e non mi riconobbi.
In quell’occasione gli chiesi cosa sarebbe successo se fossi scomparsa dalla sua vita.
“Credo che impazzirei”, fu la risposta, data dopo un istante di riflessione, a voce bassa.
A dimostrazione che le parole a volte sono solo parole.
E che non bisogna credere del tutto a un poeta.
I poeti ingigantiscono sempre le loro emozioni, perché lo trovano Bello. Vivono la loro vita nella perenne ricerca di una perfezione che in un mondo come questo non può esistere. Caricano alcuni momenti di un’intensità eccessiva, li gonfiano e li alterano sulla base della loro fervida fantasia, così questi smettono di appartenere all’universo dell’evidenza.
E quando accade sono felici, perché l’evidenza è noiosa.
I poeti sono leggeri come fiocchi di neve, ma appaiono sempre seri quando parlano dei loro sogni, che però sono più mutevoli della luna. Per i poeti tutto si riduce ad una questione di Estetica. A vederli sembrano creature di un altro pianeta e la loro presenza ci travolge e ci inebria. Ma la cosa triste è che la realtà, per loro, non sarà mai neanche lontanamente paragonabile alle immagini della mente.
Tutti noi prima o poi facciamo i conti con la vita vera e tutti noi soffriamo. Ma i poeti un po’ di più. Sono anime delicate e all’inizio non osiamo avvicinarci, perché non sappiamo come toccarli. Poi, quando riusciamo a vincere il timore, accade che avvertiamo l’istinto di proteggerli, ma la nostra empatia può esserci fatale. I poeti sono schiavi di qualcosa che non c’è e se non si sta attenti la loro frustrazione diventa così forte da restarci attaccata addosso. Diventa nostra. Ma noi non siamo come loro e non sappiamo trasformarla in luce.

Dove sei, amico mio?
Possibile che non ti manchi neanche un po’ il nostro ridere incessante
e il nostro silenzio complice?

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Dicono di me

La mia prof. di inglese si vantò di aver convinto gli altri professori a mettermi 7 in condotta. Ero al terzo anno del liceo. Quando le chiesi la motivazione mi rispose: «Non so… È per come guardi… Hai gli occhi cattivi.»

[ Cattiva, marcia, invidiosa, indisponente, comunista, facile, difficile, permalosa, precisina, pesante, deprimente. ]

Mia madre un giorno mi guardò e, inaspettatamente, mi disse: «Sono preoccupata per te. Sei ingenua. Ho paura che qualcuno ti stordisca di chiacchiere e poi ti ferisca. Sei il classico tipo di donna che non si sa difendere.»

[ Ingenua, troppo istintiva, troppo razionale, troppo abile con le parole, immatura, insensibile, stupidamente sentimentale, testarda, cinica, strana, eccessiva. ]

Ho passato l’adolescenza a sentire mio padre che diceva cose come: «Sei una stupida! Cosa credi, che il mondo fuori sia corretto? Che le persone siano sincere? Ognuna di loro cercherà il modo di fregarti e se continui così ci riuscirà sempre! Svegliati! Non sai niente di come si vive!»

[ Debole, cieca, fredda, pericolosa, incoerente, superficiale, confusa, insicura, eternamente indecisa, ubriacona e falsa. ]

Una sera un ragazzotto astemio beve un po’ e inizia a vedere i mostri. Si convince di avermi baciato ed è questo il bello: se ne convince sul serio, al punto che ci metterebbe la mano sul fuoco! Lo dice in giro, con spudorato candore. Altre due persone commentano così:
Genio #1: «Che attrice! Falsa come poche. E pure un po’ stronza. Ma io ho capito subito a che gioco voleva giocare! Eeeeh, sì!»
Genio #2: «È disonesta.»
Genio #1: «E si convince delle sue stesse bugie, al punto che mentre le dice sembra persino sincera! Ha dei problemi.»
Genio #2: «È pazza.»
Genio #1: «Finge di essere sensibile, finge di stare male per impietosire.»
Genio #2: «È furba.»
Genio #1: «Lei ha pianificato tutto, capisci? È calcolatrice, una manipolatrice! Ma io sono più furbo di lei! Sapessi quanto sono furbo!»
Genio #2: «Ho fatto bene a preferirle un’altra.»
Genio #1: «Ho fatto bene a preferirle tutte le altre.»
Genio #2: «Già.»

…Già.
Ma, hey! Almeno nessuno mi ha dato dell’emo! ^_^

Ci sono giorni in cui mi sembra di essere su Candid Camera, o su Scherzi a parte, o uno di quegli stupidi programmi in cui niente sembra avere senso e la vittima si guarda attorno spaesata e ha voglia di prendere il muro a testate. Perché è tutto così sbagliato!
Possibile che non sia riuscita a farmi conoscere? Eppure ci ho provato, porca miseria! C’ho provato così tante volte e pochi mesi fa di nuovo… Ho abbassato la guardia e mi sono messa a nudo. Ho rischiato ancora una volta, dopo essermi ripromessa di non farlo più, raccontando le cose più private e complicate! Non è servito, anzi! Più sono stata sincera più sono apparsa ipocrita e costruita. È semplicemente grottesco!
Dovrei ridere.
E quasi quasi lo faccio. Voglio dire… Se qualcuno sente la necessità di affibbiarmi una maschera perché si illude che così sia più facile gestirmi faccia pure. Ma io so chi sono.
Non so cosa voglio, cosa è giusto per me, non so cosa farò, cosa avrei dovuto fare. Ma so chi sono. E so che solo una parte degli aggettivi di cui sopra è vera.

On air: “Next To Argyle” – Scissors for Lefty
(Ultimamente mi sono fissata con questa canzone! ^_^)

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