“Dlin Dlon. Comunicazione interna.”
Questo è un post improvviso, assolutamente istintivo. E infatti lo noterete, ché se mi ci mettevo con un po’ più d’impegno veniva meglio ma chissenefrega. Non voglio buttarla sul sentimentalismo, mi è semplicemente venuta tanta voglia di ringraziarvi per ciò che rappresentate e quindi ho detto lo devo fa’.
Questo blog - lo dico spesso - è il mio angolo di verità, il mio piccolo posto speciale. Non perché nella vita reale io non sia me stessa, anzi, sono sostanzialmente uguale a come appaio qui. L’unica differenza è che spesso non ho né le occasioni né il tempo materiale di esprimermi, mentre qui ce l’ho, ho tutto il tempo che voglio, infinite pagine bianche che aspettano solo di essere riempite con le mie baggianate; e non è mai stato importante se a leggerle fossero in duemila o in due o nessuno, anche il solo fatto di scriverle e affidarle a una specie di immenso oceano virtuale mi ha sempre fatto sentire libera e questo mi piace, è terapeutico. Il resto è venuto dopo e non dico mi sia dispiaciuto, affatto.
È successo che col tempo qualcuno è passato di qui e si è soffermato su qualche pensiero, e leggendo un po’ questo e un po’ quello ha deciso che tutto sommato ci stava bene e che sarebbe tornato. È bello, no? Sapere che da qualche parte in Italia ci sono persone che non ho mai visto ma che si sono affezionate a me tanto da arrivare a considerarmi un’amica, che quando sono giù, ma proprio tanto giù, hanno sempre una parola gentile per lenire il mio cuore malandato, che a volte mi capiscono meglio di quanto fanno quelli che vedo tutti i giorni. Sì, per me è bello. Sapete, io non ho maschere e qui meno che mai, ho solo la mia faccia smunta e curiosa, e apprezzo tanto che ci sia qualcuno a cui piace, pure quando è scura.
Niente, solo questo. Volevo solo ringraziarvi perché vi soffermate e perché tornate. E mi riferisco a chi mi scrive sempre due righe, a chi mi manifesta la sua preziosa solidarietà, a chi mi fa gli auguri a Natale, ma anche a chi legge e basta, silenzioso, e non lascia traccia. Tipo l’amico che sta in Danimarca, che se ogni tanto si facesse vivo non sarebbe affatto un male ma pure se non lo fa non importa, non ce l’ho con lui, chissà quante cose ha da fare, sta in Danimarca! Porca miseria, come lo invidio! Ehi, Anto’: ti invidio!
Va be’, dai. Questo è tutto ciò che avevo da dire: Grazie. E mò l’ho detto, perciò vado. Cccciaobbbèlli!!
“Dlin Dlon.”

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